Il ricordo di Andrea Filippa è ancora vivo

Il mio intervento in piazza Andrea Filippa domenica 14 novembre in occasione del 18esimo anniversario della strage di Nassirya.

Il primo pensiero di affetto lo voglio rivolgere a Monica e a tutta la famiglia che ha amato e voluto bene ad Andrea.

Saluto don Paolo, il Comandante della stazione dei carabinieri di Orbassano Antonio Vitale, gli assessori, il Presidente del Consiglio Comunale, i consiglieri, le associazioni che ogni anno si riuniscono insieme a noi in questa giornata e tutti voi che avete voluto partecipare a questo nostro appuntamento.

Venerdì, l’altro ieri, come ogni 12 novembre l’Arma dei Carabinieri ha reso omaggio alla memoria dell’Appuntato Andrea Filippa, caduto nella triste strage di Nassiriya 18 anni fa.

Lo fa con una cerimonia ufficiale, alla presenza degli Alti Comandi, dei Carabinieri vestiti in alta uniforme a formare il picchetto d’onore intorno alla tomba, di don Paolo, del Sindaco con la fascia e ovviamente della famiglia.

In quella occasione, in quella giornata che è diventata la “Giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace” lo Stato rende omaggio ad Andrea e, nelle tante cerimonie che si svolgono in tutta Italia, rende onore ai militari e ai civili che persero la vita in quella strage che provocò, ricordiamolo sempre, 28 morti: 19 italiani e 9 iracheni.

Il senso della giornata lo ha espresso molto bene il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando sottolinea come “la commemorazione, oltre a rappresentare un momento importante per ricordare quanti hanno perso la vita per affermare il valore della pace, deve essere fonte di riflessione e di spinta nel percorso di condivisione e solidarietà, teso ad affermare i valori universali dei diritti umani.”

È molto importante che questi momenti solenni si svolgano alla presenza delle massime autorità militari e civili anno dopo anno, senza diventare mai riti stanchi e ripetitivi.

Ma noi oggi qui a Tetti Francesi, in piazza Andrea Filippa, facciamo qualcosa in più. Oggi ricordiamo oltre al suo sacrificio come carabiniere in missione di pace, un marito, un figlio, un genero, un amico.

Perché la figura di Andrea è fortemente legata a questo quartiere e la sua memoria è ancora presente in molti di noi.

Don Paolo ricorda spesso il matrimonio con Monica nella Chiesa della Madonna della Mercede, altri hanno ricordi di scuola, di sport, altri ancora di momenti di spensieratezza.

Ed è proprio questo il motivo per cui ogni anno continuiamo a voler organizzare questo nostro appuntamento, più intimo, più popolare, più familiare.

Familiare, perché Andrea e Monica facevano parte, ma direi che ancora fanno parte, della grande famiglia di Tetti Francesi, un quartiere che non dimentica chi qui è cresciuto facendo del bene al prossimo. Un quartiere che non dimentica chi se ne è andato troppo presto.

Non è certo il passare degli anni a rendere meno vividi l’emozione e il ricordo per quello che successe a Nassiriya il 12 novembre del 2003.

In quell’attentato, che costò la vita a 28 persone, morì anche Andrea Filippa che alle 10:40 era di guardia alla base Maestrale.

È anche grazie al suo spirito di sacrifico e al suo senso del dovere, ricordiamolo sempre, se il camion degli attentatori non esplose all’interno della caserma, ma sul cancello di entrata, evitando così una strage di più ampie proporzioni.

Quest’anno ricorre il centenario del viaggio della salma del milite ignoto da Aquileia a Roma. Nel 1921 con questo lungo percorso in treno attraverso la nostra penisola si voleva ricordare il sacrificio di quanti persero la vita nella Prima Guerra Mondiale. Tantissimi italiani, si stima 650mila soldati, morirono in quella che già nel 1917 Papa Benedetto XV definì “inutile strage”.

Se l’Italia può, forse, ritenersi immune da una nuova guerra di massa all’interno dei propri confini,  il nostro pensiero in questo momento deve andare ai tanti scenari di guerra ancora aperti nel nostro Pianeta: a quelli noti e che vedono impegnati militari italiani, a quelli che si combattono in Paesi e continenti abbandonati dalle autorità internazionali, senza mai dimenticare quanto succede nel Mediterraneo, a pochissimi chilometri dalle nostre coste, che se pochi chiamano guerra di sicuro nessuno può definire pace.

Pensando proprio al sacrificio di Andrea e di quanti rischiano la vita nelle tante missioni internazionali a cui il nostro Paese è chiamato a dare il suo contributo, non possiamo arrenderci nel ritenere inevitabile quanto accade intorno a noi, a maggior ragione per una Paese come il nostro che all’articolo 11 della Costituzione afferma che «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Grazie e buona domenica.

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