
Qualche settimana fa in Consiglio Comunale abbiamo discusso della situazione della medicina do base sul nostro territorio, sulle difficoltà che stiamo vivendo e su quelle che, se non c’è un cambio di rotta, vivremo nei prossimi mesi.
Riporto qui una parte del mio intervento.
Buona lettura
“A livello nazionale ISTAT e Agenas – l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali – pochi mesi fa, hanno certificato la grande fuga dei medici di famiglia, che dagli oltre 46mila del 2002 sono progressivamente scesi ai 36.628 del 2025, diecimila medici in meno negli ultimi dodici anni. La situazione è ancora più tragica se leggiamo i dati che l’Enpam – l’ente previdenziale dei camici bianchi – ha proiettato per i prossimi anni. Da qui al 2031 i giovani che si stanno formando copriranno solo la metà dei 20mila medici di famiglia destinati ad andare in pensione per raggiunti limiti di età.
Se questa è la situazione nazionale, come dico sempre, Rivalta c’è dentro fino al collo.
Ricordate tutti le proteste sacrosante dei cittadini di Pasta che si sono ritrovati in pochissimi mesi senza neanche un medico di medicina generale sul proprio territorio. Grazie all’allora direttore dell’ASLTO3 – Giuseppe Massobrio – riuscimmo a tamponare con una giovane specializzanda che potrà stare al massimo per due anni. Se fino ad oggi la dottoressa Pantini poteva avere 1.500 assistiti, a breve dovrà ridimensionare il numero dei suoi assistiti a 1.000 per via del suo status di medico non ancora specializzato. Tenete a mente quindi questo prima delta: 500 pazienti che dovranno cercare un nuovo medico.
La situazione sarà ancora più drammatica a Rivalta centro – proprio negli spazi che tanto stanno a cuore al consigliere Colaci. Ben prima che il 2026 volgerà a termine ben tre dei setti medici che compongono il team della Medicina di Gruppo andranno in pensione. Si tratta ovviamente di medici massimalisti con ciascuno almeno 1.500 pazienti. 1.500 x 3 fa 4.500 cittadini che dovranno cambiare medico.
Nulla di strano se anche noi non fossimo immersi in questa grave carenza.
Ad oggi abbiamo solo una sostituta, anch’essa giovane e non specializzata, che potrà avere solo 1.000 pazienti.
Chi è bravo in matematica ha già fatto i conti è appurato che, se nulla cambia, 4.000 nostri concittadini non avranno il medico a Rivalta, a meno che gli altri presenti non abbiano spazi liberi, cosa che dubito fortemente e che allo stato attuale non è.
E’ evidente che questa situazione se non risolta avrà anche delle conseguenze sulla gestione dell’immobile di piazza Martiri.
Tralascio poi le discussioni e le arrabbiature dei sindaci di molti comuni della zona e di altre parti del Paese verso una situazione che lascia agli Amministratori Locali la responsabilità anche di questa inefficienza del sistema. Siamo abituati. Così come siamo abituati ai “consigli” di alti dirigenti dell’ASL che a fronte della mancata scelta da parte dei medici di base dei nostri territori ci invitano ad essere attrattivi – che significa dare gratis le sedi di lavoro, salvo poi non dare alcuna copertura amministrativa e giuridica agli inevitabili rilievi che una qualsiasi Corte dei Conti del nostro Paese ci farebbe.
Dico tutto questo, e concludo, perché a volte ci limitiamo a guardare il dito e non la luna. Altro che locali affidati a medici ad un canone che qualcuno reputa non corretto. Qui il rischio è non avere più i medici di medicina generale sul nostro territorio.”