MA DAVVERO RIVALTA ASSOMIGLIA AL BRONX? (Una mia riflessione sul tema della sicurezza)

In queste prime settimane di settembre, complice l’ormai imminente avvio della campagna elettorale anche per le elezioni comunali, i partiti di opposizione di centrodestra hanno scelto come tema del loro confronto/scontro quello della sicurezza. Partono da un fatto di cronaca che si è registrato a fine agosto e che ha visto coinvolto un esercizio pubblico del nostro territorio.

Sono scoccate immediatamente accuse al Sindaco di mancanza di solidarietà, di assenza da pesanti fatti di cronaca, del mio distacco dalla città, della mia indifferenza al soffrire dei cittadini di Rivalta e della mia incapacità a governare la nostra comunità che – a detta di alcuni esponenti – è sempre più insicura, “ai minimi storici” per utilizzare le parole esatte. E poi il classico dei classici: la raccolta firme per chiedere più sicurezza. 

Va da sé che non mi riconosco in un “appello” così frettoloso, emotivo, emergenziale e soprattutto intenzionato a sfruttare anche le disgrazie altrui per la ricerca di un briciolo di visibilità e di consenso elettorale.

Non devo nemmeno spiegare quanto ho fatto: personalmente e istituzionalmente per prestare vicinanza a chi ha subito una violenta aggressione alla sua proprietà. Non è nel mio stile e non credo corretto usare tutto e il contrario di tutto per farsi pubblicità.

Credo però giusto spiegare ai concittadini di Rivalta il “perché” mi sono decisamente allontanato da questo schema che insegue consenso e che detta tempi ed agende ad altri senza nemmeno percepire le pesanti contraddizioni che in questo modo vengono agite.

Ad ognuno i propri compiti e le proprie responsabilità

Quando si dice che la sicurezza in Rivalta “è ai minimi storici”, cosa vuole dire? Si hanno a mano dei dati storici sulla sicurezza che non si vuole condividere? Cosa si intende per “storia” e a quali periodi del nostro territorio si fa riferimento? La pesante condanna che viene rivolta alle nostre alle Forze dell’ordine che presidiano Rivalta (Carabinieri, Polizia, etc.) da che cosa dipende?

Tutte domande, purtroppo, senza risposta.Si tratta di una sfumatura che sfugge a chi ha assimilato i tempi rapidi e disumani imposti, sulla tastiera, dai social. Rispondere e reagire in modo tempestivo, frettoloso ed emotivo a incidenti connessi alla illegalità, è sempre molto pericoloso. Anche perché si è tentati di utilizzare parole forti senza troppa cura nella precisione e nella raccolta dei dati. Per restare all’esempio sopra riportato: e se le forze dell’ordine smentissero queste analisi?

E poi non dobbiamo mai dimenticare che la sicurezza pubblica, il contrasto alla criminalità e l’ordine pubblico sul territorio sono materia dello Stato.

La Costituzione e la legge affidano questa funzione al Prefetto e al Questore, attraverso le forze di polizia a competenza generale che da essi dipendono: Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza. È a questo livello che si decidono gli organici, i mezzi, le strategie di prevenzione e di controllo del territorio. 

Il Sindaco ha una funzione diversa, definita anch’essa dalla legge: la sicurezza urbana. Riguarda il decoro, la vivibilità, la qualità della convivenza cittadina – non il contrasto alla criminalità, non il presidio dell’ordine pubblico. Sono due piani distinti, e chi li confonde, volutamente o meno, finisce per chiedere al livello di governo più vicino ai cittadini – e quindi più esposto – di rispondere di scelte che si decidono altrove. Per non parlare delle critiche eccessive e spesso ingenerose che vengono rivolte alle forze dell’ordine che con abnegazione si fanno carico di garantire la sicurezza del nostro territorio. E che vanno restituite al mittente per non inserire nel calderone della campagna elettorale anche le nostre Forze dell’ordine.

Cosa può e deve fare il Comune

C’è però un ulteriore equivoco che questa sterile polemica rischia di alimentare, e che a mio parere è altrettanto rilevante: pensare che la sicurezza si esaurisca nel numero di agenti in strada o nell’inasprimento delle pene.

La sicurezza-sociale di una comunità si costruisce anche, e forse soprattutto, su un altro terreno: il lavoro stabile, la casa accessibile, i servizi sociali che intercettano il disagio prima che diventi reato, i presìdi educativi nei quartieri più esposti, le politiche giovanili che offrono un’alternativa reale alla marginalità. Una città dove i legami sociali tengono, dove i giovani trovano percorsi diversi dalla strada, dove il welfare locale funziona, è una città strutturalmente più sicura, a prescindere dal numero di pattuglie che la attraversano. Su questo fronte, quello della sicurezza sociale, il Comune ha competenze piene e responsabilità dirette: ed è su questo fronte che continueremo a investire, senza aspettare che sia qualcun’altro a farlo per noi. 

Detto questo, il Comune non si tira indietro dalla propria parte, e la fa con impegno: videosorveglianza, Polizia Locale, illuminazione, politiche sociali e  giovanili, sostegno al mondo della scuola e delle famiglie, … sono alcuni dei capitoli che portiamo avanti con impegno e soprattutto in modo costante e non emergenziale.

Sono pronto per una discussione serena. Fuori dai social, ovviamente

Non mi sottraggo ad un sereno dibattito sul tema della sicurezza e della sicurezza sociale. A patto però che la discussione venga condotta in modo onesto: a cominciare dal riconoscere sempre in modo chiaro chi ha la responsabilità di intervenire e a quale livello. 

Se si ritiene che gli organici delle forze dell’ordine sul territorio siano insufficienti o che le risorse per la videosorveglianza comunale siano scarse, è al Governo e al Parlamento – non al Sindaco – che va rivolta la domanda su scelte di bilancio e di organico. E se si ritiene che la sicurezza sociale vada rafforzata, quella è una domanda che il Comune accetta volentieri, perché su quel terreno ha strumenti concreti per rispondere.