È PASSATO UN ANNO, UN ANNO SENZA SUSY

È passato un anno dal 26 giugno 2025. Eppure è successo solo ieri, perché non basta un anno a lenire il dolore, ad asciugare le lacrime, ad andare avanti. Un anno fa, attoniti, ci siamo stretti intorno alla famiglia di Susy Carbone per dire che non era sola, che quel dolore poteva e doveva essere condiviso, che era un sentimento comune e diffuso in tutta la comunità.

Sono state giornate lunghe e dolorose sfociate nella serata di mercoledì 2 luglio in cui in oltre quattrocento ci siamo trovati sotto lo Spazio de Ruggiero per ricordare, denunciare e mobilitarci contro la violenza di genere, a favore di una cultura del rispetto e della parità.

Ci eravamo presi l’impegno, spinti dalla tensione emotiva, ad essere noi “stessi agenti di quel cambiamento culturale che è necessario, ma ancora così lontano dall’essere realizzato”. Lo siamo stati? Non basta dire “io non ho mai fatto del male ad una donna” per assolverci, per essere a posto con la nostra coscienza. Troppo comodo autoassolversi così.

C’è poi addirittura chi nega un’evidenza che è sotto gli occhi di tutti. C’è chi dice – e non lo nomino per non aumentarne la visibilità – che parlare di “femminicidio” sia una «assurdità» e che sia «un omicidio come tutti gli altri». Ma come si può anche solo pensare che gli omicidi siano uguali, come si fa a non capire – o a non voler capire – che la differenza non è nella vittima, ma nel movente, nell’insana scintilla che ha portato, porta e porterà ancora chissà per quanto un uomo a uccidere una donna. Il femminicidio ha reso visibile la violenza maschile contro le donne, spesso in un sistema di disparità di potere all’interno delle dinamiche di una famiglia, di una comunità, di una società.

Il delitto di femminicidio è stato introdotto nel Codice penale con la legge 181/2025 approvata definitivamente il 25 novembre scorso: ha introdotto l’articolo 577-bis, che configura il femminicidio come reato autonomo punibile con la pena dell’ergastolo.

Il monitoraggio indipendente dell’osservatorio “Non Una Di Meno” nei primi tre mesi del 2026 ha registrato 27 femminicidi, 2 suicidi indotti di donne, 1 suicidio di una ragazza trans e 3 casi in fase di accertamento.

Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa: «Il femminicidio esiste eccome: esiste nei dati, esiste nelle aule di tribunale, esiste nei centri antiviolenza, esiste nelle case dove troppe donne vengono controllate, umiliate, minacciate, perseguitate e infine uccise da uomini che non accettano la loro libertà».

Cara Susy è passato un anno dal 26 giugno 2025. Eppure è successo solo ieri.